{"id":2359,"date":"2017-11-01T12:40:04","date_gmt":"2017-11-01T09:40:04","guid":{"rendered":"http:\/\/antoniovillani.ru\/?page_id=2359"},"modified":"2017-11-03T17:26:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:31","slug":"%d0%b1%d0%b8%d0%be%d0%b3%d1%80%d0%b0%d1%84%d0%b8%d1%8f-%d0%b0%d0%ba%d1%82%d0%b5%d1%80%d0%b0","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/antoniovillani.ru\/it\/%d0%b1%d0%b8%d0%be%d0%b3%d1%80%d0%b0%d1%84%d0%b8%d1%8f-%d0%b0%d0%ba%d1%82%d0%b5%d1%80%d0%b0\/","title":{"rendered":"Biografia Antonio Villani"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>Attore alle origini<\/strong><\/h3>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>LE ORIGINI<\/strong><\/h4>\n<p>Originario di Castellabate, \u00a0un piccolo paese costiero nella provincia di Salerno,\u00a0sul mar Tirreno, a 20 km a sud di Paestum; antica citt\u00e0 della Magna Grecia, situata alle porte occidentali del Parco nazionale del Cilento.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&#8220;Non potr\u00f2 mai essere un uomo di periferia, <\/em><em>perch\u00e9 io sono il centro del mia esistenza&#8221; \u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Antonio Villani)<\/em><span style=\"color: #333333; font-size: 1.125rem;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n<blockquote>\n<hr \/>\n<\/blockquote>\n<h3 style=\"text-align: center;\">***<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0&#8230;e il naufragar m&#8217;\u00e8 dolce in questo mare<\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec che arriva la vita, Senza un motivo preciso. All&#8217;improvviso per volere di qualcuno che non sei tu.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&#8220;I due giorni pi\u00f9 importanti nella tua vita sono il giorno in cui nasci e il giorno in cui scopri il perch\u00e9 sei nato.&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Mark Twain)<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Mio padre aveva appena ventisei anni quando si \u00e8 sposato, mentre mia madre ventitr\u00e9. Dopo aver completato la scuola allievi dei carabinieri, mio padre aveva ricevuto il suo primo incarico a Castelgandolfo, un piccolo paese a sud di Roma, residenza estiva del Papa, sull&#8217;omonimo lago; mia madre ovviamente dopo il matrimonio l&#8217;ha seguito.<\/p>\n<p>L&#8217;anno successivo vengo al mondo, e per volere di entrambi i genitori, ad Agropoli, nel primo ospedale pi\u00f9 vicino al mio paese di origine, Castellabate. Questa decisione di farmi nascere al sud, fu presa affinch\u00e9 accanto a mia madre potessero esserci le attenzioni e l&#8217;affetto dei familiari.Quando si vive da emigranti soprattutto i primi tempi non ci si rende conto di quanto in realt\u00e0 ci si senta soli; se\u00a0si ha la fortuna di avere un bambino \u00a0\u00e8 comprensibile che oltre alla gioia ci sia anche la preoccupazione di come comportarsi, soprattutto se si si \u00e8 cos\u00ec giovani ed allo stesso tempo cos\u00ec privi di esperienza..<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ma destino ha voluto che qualcosa non andasse per il verso giusto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 1rem;\">Visti gli anni e le strutture ospedaliere di un paesino del sud Italia, \u00a0il parto ha avuto inaspettatamente delle complicazioni che hanno segnato per sempre il mio destino. Se &#8220;Cristo si \u00e8 fermato ad Eboli&#8221;, venendo chiss\u00e0 perch\u00e9 dal nord, fatalit\u00e0 ha voluto che io nascessi qualche chilometro pi\u00f9 a sud.<\/span><\/p>\n<p>Spesso mi sono cercato di dare delle spiegazioni logiche sul perch\u00e9 mi sia capitato, e sul fatto che forse mi sarebbe davvero potuta andare peggio.Ma dalla vita non ci si possono aspettare altro che sorprese. Una vita priva di colpi di scena \u00e8 una vita piatta, scialba, che porta inevitabilmente ad una morte altrettanto noiosa. Le battaglie si vincono facendole e non soltanto parlandone.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u00a0&#8220;Mio padre e mia madre mi hanno fatto nascere senza la pelle, perch\u00e9 fossi ferito dal vento&#8221; <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Tomas Milian)<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Durante la mia infanzia e nel mio periodo di confusa coscienza giovanile spesso mi \u00e8 capitato di rimproverare ingiustamente la scelta dei miei genitori, creando io stesso un clima di continuo scontro e di conseguente reciproca incomprensione.\u00a0Poi, con l&#8217;avvento della maturit\u00e0, ho realizzato con lucida coscienza che le sole persone al mondo che mi amano davvero sono i miei genitori.<\/p>\n<p>Come sarebbe stata la mia vita adesso, in questa\u00a0societ\u00e0 \u00a0di modelli di falsa perfezione, se fossi nato altrove, se fossi nato senza resistenze, cos\u00ec come nascono migliaia di altri bambini?<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&#8220;Voglio raggiungere l&#8217;imperfezione ed in questa mia perfetta imperfezione contribuire a liberare il mondo dal falso perfetto&#8221; <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Antonio Villani)<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>La \u00a0verit\u00e0 \u00e8 che non avevo alcuna intenzione di nascere, di venire a questo mondo; forse perch\u00e9 sentivo gi\u00e0 in quella sala parto le grida di un mondo affaticato, arrogante, egoista; ma ormai ero ad un punto di non ritorno, ed un intervento maldestro durato diverse ore durante il parto e l&#8217;assenza di personale specializzato mi hanno causato un problema congenito agli occhi. Il problema \u00e8 andato peggiorando fino al punto da sentirsi dire dagli specialisti, alla sola et\u00e0 di cinque anni \u00a0: &#8220;Se gli occhi continueranno a peggiorare in questo modo, vostro figlio diventer\u00e0 cieco&#8221;. Profezia per fortuna scongiurata, ma che comprensibilmente ha influenzato tutti i miei anni avvenire.<\/p>\n<p>Come si sarebbe sentito un genitore di fronte a tali parole, e come \u00a0mi sarei sentito io se fossi stato genitore? Ma per fortuna io ero solo il diretto interessato.<\/p>\n<p>Ormai era fatta! Non restava che vivere! Ma come?<\/p>\n<p>Con la paura di giocare come fanno tutti gli altri bambini, con la paura di sentirsi una persona &#8220;normale&#8221;.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo dovevo studiare e dovevo e volevo farlo come tutti gli altri, anzi meglio degli altri, per dimostrare a me stesso che \u00a0nonostante vedessi il mondo in maniera diversa, io mi sarei potuto meritare un posto tra la gente normale.<\/p>\n<p>Ma in realt\u00e0 io questo mondo comunque lo vedevo nella nebbia; non riuscivo a distinguere le lacrime sul volto delle persone, ma riuscivo ad ascoltarne i loro silenzi. Vedevo il mondo senza contorni, come in un quadro di Monet, ma contemporaneamente per\u00f2 riuscivo a \u00a0viverlo chiaramente nella profondit\u00e0 dei suoi silenzi. Non riuscivo a capirne il perch\u00e9 e non possedevo gli strumenti per poter utilizzare tutto questo a mio vantaggio. Non vedevo male, vedevo diversamente.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 per questo che un giorno ho rivoluzionato in qualche modo le mie scelte. Sono passato da una vita comune di dolore e paure,\u00a0da &#8220;straniero di me stesso&#8221;, \u00a0ad una vita di cambiamento in cui \u00a0il dolore e le paure non sono il tutto, ma diventano soltanto una parte del tutto, trasformandosi in un motore di risorse attraverso cui esprimersi.<\/p>\n<p>Bisogna imparare a distogliere l&#8217;attenzione dal risultato e a concentrarsi, senza avere fretta, sul percorso, sul passo che quotidianamente \u00e8 necessario compiere per raggiungere una goccia di gioia in un mare in perpetuo movimento.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&#8220;Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricomin<\/em><em>ciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente.\u00a0<\/em><em> La calma \u00e8 una vigliaccheria dell&#8217;anima.&#8221;\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(L. N. Tolstoj)<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Cos\u00ec dopo la mia nascita ho iniziato a vivere; ormai non potevo pi\u00f9 tirarmi indietro. Ormai non potevo fare altro che proseguire a tastoni in avanti.<\/p>\n<p>Ogni giorno una scoperta, ogni giorno un giorno in pi\u00f9, verso la crescita, verso la conoscenza; ma anche un giorno in pi\u00f9 che inevitabilmente porta alla chiusura del cerchio \u00a0eterno della vita. E mentre i giorni passano uno dopo l&#8217;altro, nessuno \u00e8 a conoscenza della lunghezza del perimetro del cerchio.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&#8220;I secondi rincorrono i minuti, i minuti le ore; le ore rincorrono i giorni, mentre noi rincorriamo noi stessi, perdendo dalle tasche preziose pepite di tempo&#8221; <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Antonio Villani)<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Per i primi venticinque anni della mia vita, \u00a0mi sono concentrato sui risultati o meglio sul desiderio di ottenere dei risultati, perdendo di vista il percorso, perdendo di vista me stesso. Soltanto dopo la mia partenza dall&#8217;Italia, avvenuta anche grazie all&#8217;ausilio di cinque anni \u00a0di scrupoloso percorso psicanalitico, ho compreso quanto sia importante, nel cammino, non tanto la strada, quanto il passo.<\/p>\n<p>Successivamente, durante i cinque anni seguenti di studi in Accademia in Russia, sono riuscito a comprendere l&#8217;importanza dei dettagli, l&#8217;importanza dell&#8217;attesa, della pausa, della sconfitta e della vittoria sulla sconfitta, che non \u00e8 un risultato, come si potrebbe erroneamente pensare, ma un nuovo piccolo passo, che mi ha dato la possibilit\u00e0 di proseguire oltre.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&#8220;La vita \u00e8 uno spartito finito, fatto di note, contrappunti e pause; \u00e8 nostro compito eseguirlo, ed eseguirlo al meglio, accarezzando le corde della nostra anima.&#8221; <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Antonio Villani)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n<hr \/>\n<h3 style=\"text-align: center;\">***<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>Ed io allora mi chiedo<\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fin dal mio primo anno di et\u00e0 ho vissuto, durante l&#8217;inverno a Genzano di Roma, un piccolo paese dei Castelli Romani, immerso nel verde e nella tranquillit\u00e0 di una cittadina di provincia a sud della Capitale. L\u00ec mio padre e mia madre hanno comprato un appartamento trasferendovisi dalla casa in affitto a Castel Gandolfo.<\/p>\n<p>Trent&#8217;anni sono dovuti passare affinch\u00e9 i miei genitori potessero estinguere il mutuo per l&#8217;acquisto dell&#8217;appartamento. Trent&#8217;anni di vita per potersi finalmente sentire, anche loro, &#8220;padroni di se stessi&#8221;; sacrifici che hanno fatto per noi figli, per farci vivere meglio di come hanno vissuto loro in giovent\u00f9.<\/p>\n<p>Ed io allora mi chiedo: &#8220;Che cosa sto facendo e che cosa ho fatto io per meritarmi tutto questo? Cosa potr\u00f2 fare io in futuro, affinch\u00e9 possa sentirmi parte integrante in questo processo di crescita?&#8221;<\/p>\n<p>Si \u00e8 partiti dalla miseria dei miei bisnonni costretti a cercare fortuna in America, per poi passare alla semplicit\u00e0 dei miei nonni, vissuti con i frutti di una \u00a0terra fin troppo bassa da coltivare.\u00a0Poi ci sono i miei \u00a0genitori che sono dovuti emigrare nella capitale, per poter cercare un lavoro \u00a0onesto e stabile, con cui far crescere i propri figli a contatto con una realt\u00e0 che offrisse maggiori possibilit\u00e0 di sviluppo.<\/p>\n<p>E adesso? \u00a0Cosa potr\u00f2 fare io adesso? Dove sto andando con questo bagaglio tramandatomi da generazione in generazione? Con quali valori potr\u00f2 educare i miei figli, se un giorno avessi il coraggio di farli nascere in questo mondo claudicante? Come potrei difenderli dall&#8217;arroganza di un mondo egoista, consumista ed ipocrita?\u00a0<span style=\"font-size: 1rem;\">Come potrei insegnare ai miei figli a credere che la vita non ha soltanto sfumature di grigi?\u00a0<\/span>Come potrei insegnare ai miei figli a credere che in realt\u00e0 \u00a0la vita \u00e8 un arcobaleno; \u00a0un arcobaleno che giorno dopo giorno, dobbiamo imparare a colorare, con i colori della nostra esistenza e con il coraggio delle nostre azioni?<\/p>\n<p>Ma \u00e8 poi proprio vero che adesso si vive meglio di prima?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h3 style=\"text-align: center;\">***<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>A piedi nudi<\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fin da bambino, durante i mesi invernali, studiavo e cercavo di farlo al meglio, al limite delle mie possibilit\u00e0, per dimostrare inconsciamente a me stesso ed ai miei genitori, di non essere soltanto \u201cdifettivo\u201d, ma di possedere anche delle capacit\u00e0 come tutti gli altri bambini; capacit\u00e0 che non potevo capire di avere. Non sapevo come e dove indirizzare le mie energie affinch\u00e9 le mie potenzialit\u00e0 potessero essere riconosciute e sviluppate, in modo tale da sentirmi un bambino come tutti gli altri.<\/p>\n<p>Gli adulti che mi circondavano avevano sempre una nota di commiserazione nel vedermi con occhiali cos\u00ec spessi, che di anno in anno diventavano sempre pi\u00f9 pesanti. I bambini invece a scuola erano semplicemente crudeli nella loro verit\u00e0.<\/p>\n<p>Spesso abbassavo lo sguardo per non permettere alla gente di guardarmi negli occhi, convinto nella mia innocenza che questo mi potesse aiutare ad essere considerato come tutti gli altri bambini \u201cnormali\u201d, o magari a fare in modo che il mio problema non venisse notato. Cos\u00ec alla sola et\u00e0 di nove anni ho iniziato ad indossare le lenti a contatto fino a rischiare altre complicazioni. Si voleva chiaramente nascondere il problema, quando invece lo si poteva utilizzare al meglio per crescere in maniera diversa, per sentirsi davvero diversi; non con un difetto da eliminare, ma con un pregio ed una possibilit\u00e0 in pi\u00f9 da sviluppare, per sentirsi unici nella propria perfetta imperfezione.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 dovevo nascondermi? Da cosa? Sicuramente dall\u2019ignoranza di coloro che ignorano la diversit\u00e0; sicuramente dalla societ\u00e0; la stessa societ\u00e0 che fin da bambino io ho imparato a rigettare e dalla quale oggi mi sento felicemente straniero e completamente distaccato. Una societ\u00e0 falsa, opportunista e classista che \u00e8 sempre alla continua ricerca di una perfezione irraggiungibile. Stereotipi su cui una deplorevole societ\u00e0 fonda i suoi falsi dogmi. Una ricerca del \u201cperfetto\u201d che annienta l\u2019individualit\u00e0, che annienta la libert\u00e0 di sentirsi quello che si \u00e8 veramente.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u201cColui che segue la folla non andr\u00e0 mai pi\u00f9 lontano della folla. Colui che va da solo sar\u00e0 pi\u00f9 probabile che si trover\u00e0 in luoghi dove nessuno \u00e8 mai arrivato.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em> (Albert Einstein)<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec che ad autunni tristi in cui compievo gli anni, che aggiungevano malinconia alla mia gi\u00e0 solitaria quotidianit\u00e0; ad inverni grigi ed in solitudine nella mia camera, senza che la mia famiglia mi potesse o sapesse tramandare l\u2019amore per la cultura, per la musica, per l\u2019arte, per la letteratura, per lo sport; a primavere di attesa chiuso in casa nella solitudine dei miei silenzi, mentre fuori tutto si svegliava e rinasceva; ebbene a tutto questo finalmente seguivano estati in libert\u00e0, lontano dalla citt\u00e0, lontano dai miei silenzi e dalle mie solitudini; finalmente a casa, quella vera. Finalmente al sud, dai nonni a Castellabate. Una volta terminate le scuole, io con i miei nonni materni avevamo tre mesi interi per stare insieme; tre mesi per vivere felice la serenit\u00e0 della mia infanzia. Quella serenit\u00e0 che non riuscivo a vivere per tutti i restanti mesi dell\u2019anno tra le mura di un appartamento in citt\u00e0.<\/p>\n<p>Ricominciavo improvvisamente a percepire il mondo con tutti e\u00a0 cinque i sensi che la natura mi aveva donato. Tutti e cinque i sensi si risvegliavano e l\u00ec dove non c\u2019era la vista a sufficienza per vedere nettamente i contorni di ci\u00f2 che mi circondava, c\u2019era il cuore per sentire l\u2019immensit\u00e0 dell\u2019eterno che mi scorreva davanti nella sua semplicit\u00e0, attraverso i miei nonni ed attraverso il mondo in cui vivevamo. Profumi, sapori, colori, suoni di un lingua dialettale antica che ho imparato a parlare, a rispettare e a difendere.<\/p>\n<p>Estati di caldo e profumi e sapori della mia terra, della terra che sentivo che mi apparteneva. Profumo del grano appena tagliato, profumo di arance e di limoni appena raccolti. Profumi che ancora adesso non posso trovare altrove: profumi del pane e della pizza fatti in casa, appena sfornati, e della cenere calda del forno a legna; profumi e sapori di ricette antiche, da secoli tramandate di generazione in generazione; profumi della natura; profumi della mattina presto quando ci si alzava per andare in campagna; profumi dei fiori che sbocciavano e che cos\u00ec attentamente mia nonna curava, rendendo la casa un paradiso di specie diverse di piante.<\/p>\n<p>E poi la vita a diretto contatto con la saggezza di chi aveva vissuto la storia. I giri in vespa con mio nonno, i profumi dei vestiti che indossava, i profumi della pelle che utilizzava per aggiustare le scarpe. Mio nonno era un omone alto, con i capelli bianchi, lo vedevo spesso seduto su una piccola sedia di paglia davanti ad un vecchio banchetto che aveva costruito anni addietro per metterci tutti gli utensili da lavoro; e mentre cambiava qualche tacco o cuciva o lucidava, da dietro i suoi vecchi occhiali, spesso alzava lo sguardo su di me e mi raccontava storie di guerra e di vita, poi allungava lo sguardo fuori dalla finestra o dalla porta, per salutare i passanti o \u00a0per vedere nel silenzio il mare, quel mare su cui hanno navigato interi popoli e che non \u00e8 mai cambiato da secoli.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Soltanto quando ci si trova di fronte a tanta bellezza, si capisce quanto siamo piccoli e mortali dinnanzi all\u2019eternit\u00e0 della natura, dinanzi all\u2019immensit\u00e0 del mare.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Estati di voglia di vivere. Estati in cui avevo la possibilit\u00e0 di sentirmi protetto da un amore semplice e senza pretese, lontano il pi\u00f9 possibile da quella societ\u00e0 distratta e perfettamente imperfetta. Estati in cui avevo la libert\u00e0 di sentirmi felicemente sporco di terra a correre sempre a piedi nudi e non importa dove. Cadere e rialzarmi per imparare a sentirmi libero.<\/p>\n<p>Ma la vita si contrappone alla morte ed ecco che quando avevo soltanto undici anni mio nonno Pasquale, quell\u2019omone di oltre cento chili, forte e sempre allegro, sempre con la battuta pronta,\u00a0 improvvisamente muore. Ricordo i suoi occhi su un letto d\u2019ospedale, non potevo credere che quella fosse l\u2019ultima volta che avrei visto il suo sguardo, lui lo sapeva, io no. Lui mi ha salutato con gli occhi facendomi capire quanto mi voleva bene, mentre io di fronte alla malattia ero impietrito accanto al letto, non sapevo cosa dire, non sapevo nemmeno cosa stesse succedendo; e dopo qualche giorno da quel silenzioso saluto lui \u00e8 morto. Ricordo il rumore che ancora adesso mi porto dentro e che mi provoca una sensazione di enorme vuoto, ed \u00e8 il rumore del legno del coperchio della bara e del giravite elettrico che lo fissa. Ancora oggi il profumo dei fiori strappati alla vita, quel profumo forte di fiori, misto a candeggina, mi ricorda la morte; quella mia prima esperienza con la morte, che mi ha strappato quegli unici momenti di gioia e di vita spensierata, che mi permettevano di essere liberamente me stesso.<\/p>\n<p>Mia nonna Emma ha continuato a vivere, fortunatamente; ha continuato con forza a fare quello che faceva sempre, e lo ha fatto per i restanti venti anni successivi. Una donna d\u2019altri tempi semplice e generosa, di una generosit\u00e0 unica che possiedono soltanto quelle persone che durante tutta la loro vita hanno sofferto. E\u2019 morta a novantuno anni e sembra strano dirlo, ma non per vecchiaia; la causa principale della sua morte \u00e8 stata il morbo di Parkinson e le conseguenze di una terapia di mantenimento. Ricordo che l\u2019ultima volta che l\u2019ho incontrata in un letto della piccola stanza della casa di cura dove era ricoverata, gi\u00e0 non mi riconosceva pi\u00f9. Non sono potuto andare al funerale perch\u00e9 ero in Russia ad inseguire me stesso. E mentre sogno, facendo piccoli passi, \u201cla vita fugge et non s\u2019arresta una hora\u201d perdendo pepite di tempo prezioso con le uniche persone che mi hanno davvero amato. Ed allora mi chiedo quanto in realt\u00e0 valga la pena inseguire un sogno, cos\u00ec lontano da casa, lontano da quei profumi, da quei colori, da quei sapori, da quei pezzi di storia antica, perdendo cos\u00ec attimi preziosi di vita, che non torneranno mai pi\u00f9. Perdendo frammenti di se stessi, da straniero in una terra straniera.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ma cosa sarebbe una vita senza sogni?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<\/blockquote>\n<h3 style=\"text-align: center;\">***<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>Vento contrario<\/strong><\/h3>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>SCHEGGE DI CIECA ADOLESCENZA<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scomparsa improvvisa di mio nonno \u00e8 stata la mia prima esperienza a diretto contatto con la morte, segnando inevitabilmente i miei anni avvenire. Che cosa ne potevo sapere io della morte? Io che non riuscivo a vedere bene nemmeno la vita.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u201cVi sono<\/em><em>\u00a0<\/em><em>perdite<\/em><em>\u00a0<\/em><em>che comunicano all&#8217;anima<\/em><em>\u00a0<\/em><em>una sublimit\u00e0, nella quale essa si astiene dal lamento<\/em><em>\u00a0<\/em><em>e cammina in<\/em><em>\u00a0<\/em><em>silenzio<\/em><em>\u00a0<\/em><em>come sotto alti neri<\/em><em>\u00a0<\/em><em>cipressi.\u201d<\/em><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Friedrich Nietzsche)<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><em><br \/>\n<\/em>E\u2019 stato come se all\u2019improvviso quell\u2019angolo in cui avevo la possibilit\u00e0 di sentirmi protetto e sereno, cessase di esistere; lo percepivo ormai non pi\u00f9 come un nido in cui mi sarei potuto riparare, ma come un luogo in cui mi sarei nuovamente dovuto nascondere e da cui mi sarei comunque dovuto continuare a difendere.\u00a0Quelle estati in cui avevo la libert\u00e0 di correre a piedi nudi, si trasformarono, pian piano, in estati di lavoro, che di anno in anno diventavano sempre pi\u00f9 impegnative.<\/p>\n<p>Cosa sarebbe successo se quel tempo lo avessi dedicato ad imparare a suonare uno strumento musicale, a studiare una nuova lingua, a dipingere quei paesaggi, ad imparare a raccontarli? \u00a0Cosa sarebbe successo se fossi stato educato all\u2019arte e all\u2019amore per l\u2019arte? Ed invece no, non \u00e8 andata cos\u00ec; allora si diceva che non c\u2019era la possibilit\u00e0 economica, perch\u00e9 questo accadesse nella mia famiglia. I miei genitori dovevano sostenere il mutuo della casa, della macchina, ed oltre alle spese quotidiane dovevano provvedere alla salute dei miei occhi\u00a0 che di anno in anno andavano peggiorando; tutto questo con il solo stipendio di mio padre, che aveva da poco iniziato la carriera nell\u2019arma dei carabinieri.<\/p>\n<p>I miei genitori si sono accorti del mio problema quando avevo solo quattro anni. Da un giorno all\u2019altro mi sono ritrovato a dover indossare pesanti occhiali, con spesse lenti antiestetiche di vetro, che mi sfiguravano il volto, nascondendomi completamente al mondo. Le lenti erano pesanti e gli occhiali cadevano facilmente, rompendosi.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Sono cos\u00ec cresciuto con il timore, e la quasi certezza, di diventare prima o poi cieco.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Non ero un bambino eccessivamente vivace, anzi, avevo avuto un\u2019educazione sempre molto rigida e composta; ero soltanto un bambino che voleva sentirsi libero di correre e di giocare; libero come tutti gli altri bambini normali.<\/p>\n<p>L\u2019unico strumento che mi dava la possibilit\u00e0 di vedere e di avere un contatto con il mondo, erano le mie\u00a0 \u201cprotesi\u201d . Senza di loro ero completamente perso. A soli nove anni ho iniziato ad indossare le lenti a contatto per nascondere il mio difetto. Stavo male, mi vergognavo, volevo sentirmi \u201cnormale\u201d.\u00a0 L\u2019occhio cresceva, \u00a0cambiava la sua curvatura e la lente non aveva mai un appoggio ideale all\u2019interno dell\u2019occhio; spesso bastava una semplice distrazione perch\u00e9 le perdessi. Se cadeva una lente a contatto, e succedeva molto spesso, l\u2019unica cosa che potevo fare era toccare a tastoni il pavimento, l\u00ec dove presumibilmente pensavo che fosse caduta; altro non potevo fare, e lo facevo con la paura e l\u2019angoscia di non poterla pi\u00f9 ritrovare. Sono cresciuto con questa continua paura di perdermi e di rimanere solo. \u00a0Come potevo ritrovare la strada di casa?\u00a0Se si rompevano gli occhiali dovevo aspettare quasi un mese perch\u00e9 ne avessi un paio nuovo, e per un mese avevo enormi difficolt\u00e0 a vivere normalmente. Vedevo il mondo scheggiato da dietro le spesse lenti.<\/p>\n<p>Non potevo essere autosufficiente. Ma nonostante tutto. il mio orgoglio e la mia caparbiet\u00e0 mi hanno permesso di imparare ad arrangiarmi da solo, senza l\u2019aiuto di quella societ\u00e0 che mi rinnegava. Non chiedevo mai aiuto a nessuno; se cadevo, dovevo rialzarmi e dovevo farcela con le mie gambe.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Perch\u00e9 chiedere aiuto ad un societ\u00e0 che mi rifiutava, ridicolizzandomi per il mio aspetto?\u00a0<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Ogni volta che rompevo una lente o la perdevo, mi sentivo colpevole di essere nato, di avere questo problema che gravava sulla mia famiglia e che rendeva infelice non soltanto me, ma tutti coloro che mi circondavano e che mi volevano bene. Capivo che per loro era difficile e per me quelle orribili \u201cprotesi\u201d, che per tutta la vita hanno sfigurato il mio volto, erano vitali e ne valeva della mia sopravvivenza, in questo mondo di perfette imperfezioni.<\/p>\n<p>Mio padre lo spesso delle volte era impegnato per lavoro; era costretto a fare gli straordinari per poter riuscire a sostenere economicamente la famiglia. Ha sempre lavorato dalla mattina presto alla sera tardi. Usciva di casa quando io ancora dormivo e rientrava quando io ero gi\u00e0 quasi a letto. Ha fatto questa vita per quarantadue anni. C\u2019erano appena i soldi per mangiare e per le spese, ma non c\u2019era la presenza di un padre con cui condividere le mie giornate, ed \u00e8 stato sempre troppo tardi recuperare il tempo perduto, soprattutto dopo la mia partenza per la Russia.<\/p>\n<p>Ma oltre a problemi oggettivi, c\u2019era anche il problema culturale. La bellezza ed i profumi di quella terra, e di quelle tradizioni, andavano a scontrarsi con l\u2019assenza di stimoli di ricerca verso qualcosa di pi\u00f9 elevato.<\/p>\n<p>Per i miei nonni esisteva il duro lavoro dei campi, la messa domenicale, in cui mi capitava spesso di fare il chierichetto; le feste religiose, le processioni per le vie di Castellabate. Un\u2019educazione fondata su quello che allora era considerato indispensabile per la vita: il lavoro onesto e la religione come forma di conforto, contro i mali dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Crescendo in un ambiente cattolico, con il tempo, ho potuto trarre delle conclusioni in merito al ruolo che la religione ha avuto nella mia infanzia.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u201cLa religione \u00e8 l\u2019oppio dei popoli\u201d <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Karl Marx)<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>A mio avviso ogni forma di religione, nessuna esclusa, \u00a0opprime la libert\u00e0 del singolo, rendendolo schiavo e dipendente da un sistema ipocrita ben consolidato. Ma allo stesso tempo sono convinto che il credo debba essere ben distinto dalla religione.\u00a0La religione non \u00e8 solo pretesto di guerra tra popoli, ma una forma di sudditanza, dove la vita e la libert\u00e0 del singolo individuo \u00a0dipendono da precise leggi morali, applicate per porre il proprio controllo sull\u2019ignoranza di un popolo.<\/p>\n<p>Sono nato e cresciuto in una famiglia tanto onesta quanto, allo stesso tempo, chiusa nella sua semplicit\u00e0 rurale di provincia; una famiglia incapace di liberarsi da quei limiti sociali che rendono ogni individuo, a sua insaputa, schiavo di se stesso.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u201cLa vita \u00e8 sogno e merita di essere vissuta in ogni suo attimo come in un sogno; un sogno pi\u00f9 o meno lungo, da cui ci si risveglia soltanto con la morte.\u201d<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Avevo appena terminato le scuole medie, a tredici anni compiuti, quando i miei genitori decisero di non lasciarmi, in estate, allo sbaraglio, ma di mandarmi a lavorare come cameriere, in un albergo, non lontano dalla casa dei miei nonni a Castellabate.\u00a0L\u2019albergo dove lavoravo d\u2019estate era diventato la mia casa, avevo iniziato a\u00a0 lavorare per me stesso. Ma dov\u2019era l\u2019arte, la musica, la lettura. Non c\u2019era nulla di tutto questo. Non c\u2019era il tempo, la forza e la cultura. Il ritmo di lavoro era difficile a volte estenuante. Ma non potevo tirarmi indietro e dimostrare di non potercela fare. Non potevo dimostrare di avere dei limiti.<\/p>\n<p>Nonostante fosse troppo presto per iniziare a lavorare, comunque nel mio inconscio credevo che quella fosse la strada giusta per responsabilizzarmi e per iniziare a sentirmi come tutti gli altri; dovevo riuscire a dimenticare, dovevo imparare a non vedermi, a distrarmi dal mio vero io. Ma chi erano \u201ctutti gli altri\u201d? Erano quelli sani che non avevano difetti come me?<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Quelli che definivo \u201csani\u201d, gli \u201caltri\u201d, credevo nella mia cieca illusione, che vedessero nitidamente il mondo, meglio di me; ma in realt\u00e0 non era cos\u00ec. Loro, si, \u00a0vedevano il mondo, ma in maniera pi\u00f9 miope di come lo vedessi io; inseriti, senza avvedersene, in un contesto di dogmi sociali soffocanti.<\/p>\n<p>Un mondo rurale semplice, in cui si lavora per mangiare e si lavora duramente; un mondo dove non c\u2019\u00e8 il tempo e non c\u2019\u00e8 il modo per comprendersi e per approfondire la conoscenza con se stessi. Un mondo dove sono rare le occasioni in cui si formino identit\u00e0 capaci di andare oltre il pensiero comune.<\/p>\n<p>In inverno studiavo cercando di ottenere buoni risultati in un liceo scientifico, sperimentale in informatica e fisica a Genzano, alle porte di Roma. Non so cosa mi avrebbe potuto dare il liceo; ero un ragazzo introverso, studiavo perch\u00e9 dovevo farlo, meccanicamente, senza amore e senza curiosit\u00e0, ma al meglio delle mie possibilit\u00e0. Con il tempo ho compreso che quegli anni al liceo, sono stati importanti; \u00e8 stato anche grazie a quegli anni, che ho potuto poi maturare i miei studi in seguito, possedendo sia una formazione scientifico-matematica che poi filosofico-letteraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Durante gli anni del liceo, come sempre, in estate lavoravo. Ma avevo bisogno di sentirmi non soltanto un bracciante, ma anche un adolescente che, come tutti, pu\u00f2 in estate avere l\u2019illusione di trovarsi in vacanza. Guardavo spesso con invidia i ricchi figli di pap\u00e0, che potevano riposarsi, che avevano una vita agiata; erano in vacanza e si sentivano superiori a chi li serviva; senza esserselo guadagnato, vivevano la loro normalit\u00e0, mentre io ero costretto a lavorare per guadagnarmela.<\/p>\n<p>Non esistevano giorni senza lavoro. Ed \u00e8 cos\u00ec che dopo il lavoro, dopo un\u2019intera giornata di lavoro, andavo a vivermi la mia adolescenza notturna, forse anche troppo matura, essendo cresciuto cos\u00ec precocemente ed avendo perso quegli anni che mi sarebbero stati utili per avvicinarmi all\u2019amore per l\u2019arte. Andavo in locali notturni; trovando la forza di trascorrere quelle notti estive grazie all\u2019alcool. Fumavo molto, fino ad un pacchetto al giorno di sigarette e oltre. Quando ho smesso di fumare a ventisei anni ero gi\u00e0 arrivato ad un pacchetto e mezzo. La mattina presto tornavo a casa alle cinque per poi alle sette o alle undici della stessa mattina andare di nuovo al lavoro. Questa \u00e8 stata la mia adolescenza; un\u2019adolescenza che era lo strascico di un\u2019infanzia di solitudine e di incomprensioni. Stavo morendo dentro di anno in anno; mi stavo amalgamando al tutto, diventando uno dei tanti, uno come \u201ctutti gli altri\u201d; uno di quelli che vivono gettando la propria vita, dando la colpa al mondo, senza avere la capacit\u00e0 e gli strumenti per guardarsi allo specchio e riconoscersi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec sono arrivato ai miei diciotto anni di et\u00e0 completamente svuotato, senza sapere chi fossi e cosa volessi; senza interessi, piatto come piatta era la societ\u00e0 in cui ero immerso. Avevo una vita, ma la stavo gettando di anno in anno nel seguire il nulla.<\/p>\n<p>Un unico sogno avevo ed era quello di seguire le orme di mio padre nel lavoro; ma mi era stato negato anche questo, a causa delle mie condizioni fisiche. Sembrava che mi fosse stato proibito anche di sognare.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Io credevo di non poter realizzare nessun sogno, perch\u00e9 sentivo che uno come me, non era utile in questa insana societ\u00e0 di sani<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Non mi veniva allora riconosciuto nessun talento dal mondo degli adulti, ero considerato un bracciante; il bracciante di me stesso; come lo erano stati finora i miei bisnonni, i miei nonni ed i miei genitori.\u00a0Un ragazzo che dall\u2019et\u00e0 di tredici anni e per le nove estati successive si guadagnava quei pochi soldi per vivere in maniera pi\u00f9 indipendente e per non gravare economicamente sulla famiglia; un ragazzo che studiava in inverno con l\u2019idea di diventare, in un futuro incerto, qualcuno di diverso da quello che era.<\/p>\n<p>Nulla di pi\u00f9 sano, e di lodevole per un adolescente, si potrebbe pensare. Giusto!<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ma qualsiasi azione che si compia nella vita con l\u2019intento, senza saperlo, di dimenticarsi,\u00a0 per la paura di vedersi, porta indubbiamente al perdita di se stessi; alla perdita di quell\u2019io essenziale, motore della vita di ogni singolo individuo.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Nessuno mi aveva insegnato ed aiutato a crescere, senza nascondermi da me stesso.\u00a0 L\u2019unica cosa che mi veniva allora riconosciuta, e mi veniva \u201cpermesso di vedere\u201d, era il mio \u201cdifetto\u201d; non esisteva nient\u2019altro ad eccezione del mio essere diversamente inabile. Da un lato ero costretto a farmene una ragione della mia disabilit\u00e0; dall\u2019altro, per regole sociali, ero costretto a nasconderla per vergogna. In entrambi i casi vivevo male con me stesso e con gli altri.<\/p>\n<p>Non \u00e8 assolutamente da mettere in discussione che tutto quello che hanno fatto i miei genitori ed i miei nonni, nei miei confronti, \u00e8 stato un immenso atto d&#8217;amore.\u00a0Loro, come me e forse pi\u00f9 di me,\u00a0 hanno sofferto per la mia situazione fin da quando ero bambino e, per come \u00e8 stato possibile, mi hanno aiutato sempre, e continuano a farlo, nonostante adesso viva a quattromila chilometri da casa. Hanno sempre tolto molto alla loro vita, dandola a noi figli. Forse le loro scelte erano spinte dal fatto che in realt\u00e0 mi vedevano soffrire e non sapevano come comportarsi.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Cos\u00ec come io mi sentivo cieco senza le mie \u201cprotesi\u201d, cos\u00ec loro non sapevano come comportarsi di fronte al mio dolore.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Non si nasce genitori, come non si nasce uomini, ma lo si diventa, giorno dopo giorno; ad ogni caduta una nuova occasione per ritrovare la forza per rialzarsi ed andare avanti; imparando, o cercando di imparare, dai propri errori.<\/p>\n<p>Ogni genitore, nel cammino della propria vita, sceglie per i propri figli quello che ritiene sia pi\u00f9 giusto per loro. Ho capito con il tempo, che prima di tutto nella vita bisogna imparare ad ascoltare e ad ascoltarsi, senza pretese.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Nulla mi \u00e8 dovuto in questa vita; tutto quello che gi\u00e0 possiedo, o tutto quello che voglio e vorr\u00f2 ottenere, dipende e dipender\u00e0 esclusivamente dalle mie forze, ed ovviamente dalla fortuna; fortuna, che per\u00f2 bisogna imparare a riconoscere e a guadagnarsi, con rispetto.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Mio padre e mia madre facendo delle scelte per me, mi hanno cresciuto con sani principi fin da bambino, ma con l&#8217;unico errore di non avermi visto ed accettato per quello che ero e per quello che potevo essere, se solo avessero riconosciuto in me la mia capacit\u00e0 di vedere il mondo in maniera diversa.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u201cIo oggi sono il risultato della storia della mia vita; domani sar\u00f2 l\u2019ulteriore passo del cammino che sto percorrendo oggi.\u201d <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Antonio Villani)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<\/blockquote>\n<h3 style=\"text-align: center;\">***<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>Muse inquietanti<\/strong><\/h3>\n<h3><\/h3>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>APPARENZE\u00a0<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo il conseguimento del diploma al liceo scientifico, provai ad entrare alla facolt\u00e0 di medicina, all\u2019Universit\u00e0 di \u201cTor Vergata\u201d di Roma. Superai i test d&#8217;ingresso, ma per mancanza di posti non riuscii ad entrare in graduatoria; \u00a0fui cos\u00ec costretto ad optare per la facolt\u00e0 di biologia, che frequentai con ottimi risultati per due anni. Inaspettatamente, all&#8217;improvviso, cambiai totalmente indirizzo, iscrivendomi alla facolt\u00e0 di lettere e filosofia. Dopo ulteriori due anni, presi la definita decisione di abbandonare per sempre l\u2019Universit\u00e0.<\/p>\n<p>In apparenza sembrerebbe la storia di uno dei tanti ragazzi, che dopo la maturit\u00e0 decidono di iscriversi all&#8217;Universit\u00e0 per prendersi un &#8220;pezzo di carta&#8221; per aprirsi una strada nel mondo del lavoro. Una storia, tra le tante, andata male. Ma l&#8217;apparenza non \u00e8 la realt\u00e0; ci\u00f2 che ci appare e che critichiamo \u00e8 soltanto una soggettiva interpretazione della realt\u00e0.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&#8221; Molti degli uomini preferiscono (vedere) \u00a0l&#8217;apparenza pi\u00f9 che l&#8217;essenza, scostandosi dal giusto.&#8221; <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Eschilo)<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>L&#8217;apparenza \u00e8 qualcosa di labile e di interpretabile, mentre \u00a0la realt\u00e0 \u00e8 azione; azione che nella sua concretezza segna inevitabilmente il destino di ogni essere umano, rendendolo schiavo o padrone di se stesso.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ed io adesso cammino sapendo di essere la concretezza di me stesso.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>SOGNO INFRANTO<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fin da bambino sognavo di fare l\u2019agente sotto copertura nei reparti speciali dei carabinieri. Volevo vedermi sano, e contribuire a fare qualcosa di importante; volevo che i miei genitori non mi vedessero come un difetto, ma come una persona capace, con le proprie forze, di vivere nel loro mondo.\u00a0A diciotto anni fui esonerato dal servizio militare, a causa del mio problema alla vista; iniziare la carriera militare nei carabinieri era soltanto un sogno che mi ero portato avanti per tutti quegli anni. Crescendo lo sapevo che non avrei potuto seguire le orme di mio padre, indossando una divisa; ma ingenuamente, allo stesso tempo, mi illudevo che non fosse cos\u00ec.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em> Non riuscivo a riconoscermi per quello che ero: un ragazzo che percepiva e vedeva il mondo in maniera diversa, vivendo nella propria solitudine e nell&#8217;incomprensione della sua diversit\u00e0.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>UNIVERSITA\u2019 &#8211; SCELTA DOVUTA<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scelta della facolt\u00e0 di medicina mi era stata imposta in un certo qual modo, dai miei genitori. Se avessi avuto davvero la possibilit\u00e0 di scegliere, mi sarei iscritto da subito alla facolt\u00e0 di architettura. Ma quel tipo di lavoro, che sarebbe comunque stato difficile da svolgere a causa del mio problema alla vista, nella mentalit\u00e0 dei miei genitori, non esisteva, non avrebbe dato, a loro dire, una stabilit\u00e0 economica.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Io non capivo, non vedevo, non sapevo cosa volessi dalla vita. <\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Ritenevo che fosse giusto seguire i consigli che mi imponevano i miei genitori; non avevo la forza per il dialogo e lo scontro, anche perch\u00e9 nella mia famiglia, forse per motivi culturali, il dialogo non c\u2019era mai stato. Non ricordo che a quel tempo qualcuno mi avesse chiesto opinioni personali in merito al mio futuro.<\/p>\n<p>Comunque inconsciamente non ero io a scegliere per me, ma era il mio problema agli occhi a decidere la strada che, secondo i miei genitori, avrei dovuto percorrere. Non ero io il padrone di me stesso. Quel sistema consolidatosi in me per venti anni mi aveva reso una persona infelice, incapace di capirsi e di sentirsi libera di essere se stessa. Da un lato crescendo sentivo che dentro di me poteva esserci molto di pi\u00f9, rispetto a quello che si vedeva; dall\u2019altro ero cresciuto in un ambiente molto semplice che rinnegava ogni forma di diversit\u00e0; un ambiente in cui era impossibile sentirsi liberi; un ambiente in cui bisognava sempre confrontarsi con gli altri e dove io, per natura, ero sempre, a priori, svantaggiato, a causa del mio problema.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><b>TEATRO &#8211; IL PRIMO AMORE<\/b><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ecco allora che contemporaneamente all\u2019universit\u00e0 ed alla facolt\u00e0 di biologia, mi iscrivo per pura casualit\u00e0 ad un scuola di teatro nella provincia di Roma; scuola che frequenter\u00f2 per tre anni. Da quel momento in poi, \u00a0iniziai a comprendere che anche io, come tutti gli altri, potevo e avevo qualcosa da dire. Avevo trovato nell\u2019arte il mio strumento di espressione. Questo desiderio cresce in me di anno in anno e cos\u00ec inizio la mia ribellione; contro me stesso e contro il mondo; quel mondo che fino ad allora mi aveva imposto delle regole, non riconoscendomi e non accettandomi per quello che ero e per quello che stavo diventando.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>LA FACOLTA\u2019 DI LETTERE E FILOSOFIA<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Decido di lasciare la facolt\u00e0 di biologia, per iscrivermi alla facolt\u00e0 di lettere e filosofia con indirizzo spettacolo, iniziando questa nuova avventura con l\u2019illusione di acquisire conoscenze tali, che mi sarebbero state utili per la mia crescita.\u00a0Presto mi accorsi che l\u2019universit\u00e0 era un luogo dove si studiava senz\u2019anima. Si dimenticava quello che si era studiato, ed insieme ad esso, ci si dimenticava l\u2019intero processo.\u00a0Dopo due anni sono stato costretto a lasciare di nuovo l\u2019universit\u00e0 e questa volta definitivamente. Troppo inutile era per me quell\u2019ambiente povero di spirito e senza speranze. Se fossi stato un altro avrei continuato e finito l\u2019universit\u00e0; \u00a0ma non potevo accettare dei compromessi, a quel tempo per me il sapere e la voglia di sapere erano vitali. Vedere che il sapere, come fonte di crescita umana ed intellettuale, veniva degradato da saccenti professori universitari, mi faceva talmente male da volerne stare lontano. Accettare un compromesso del genere avrebbe significato per me far parte di quel sistema.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Io mi sentivo \u201cdiverso\u201d, volevo vederlo il mondo e renderlo migliore e non esserne complice.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>CONCORSI NELLE SCUOLE DI TEATRO ITALIANE<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Contemporaneamente all&#8217;Universit\u00e0, inizio a prepararmi per partecipare ai concorsi indetti dalle pi\u00f9 importanti scuole nazionali italiane di teatro e di cinema. Provo ad entrare con insuccesso al \u201cCentro sperimentale di cinematografia\u201d di Cinecitt\u00e0 a Roma. Ero troppo a digiuno di nozioni cinematografiche per iniziare a studiare. Ed io mi presentai al colloquio ingenuamente, credendo che quel tipo di\u00a0 scuole servissero per studiare e per acquisire conoscenze e per crescere! Evidentemente mi sbagliai!<\/p>\n<p>L\u2019anno successivo provo all\u2019Accademia teatrale \u201cSilvio D\u2019amico\u201d, a Roma, \u00a0dove brillantemente supero le tre prove di ingresso, ma inspiegabilmente non entro. I posti erano venti ed io arrivai ventunesimo. Nonostante avessi i voti migliori del corso mi eliminarono. Arrivai primo dopo l\u2019ultimo.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>La mafia non \u00e8 soltanto chi uccide, ma chi permette che tutto questo accada.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Credendo di essere stato preso, facendo confronti con i miei compagni di corso, mi avvicino alla graduatoria e d\u2019improvviso il gelo; intorno a me persone che gioiscono, e mi abbracciano convinti che io ce l\u2019avessi fatta insieme a loro, invece no.\u00a0Io avevo confidato soltanto nelle mie forze e non ce l&#8217;avevo fatta.\u00a0A quel punto il gelo si trasforma improvvisamente in rabbia ed in desiderio di giustizia.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>A vent\u2019anni ero cos\u00ec ingenuo, da credere che io potessi cambiare il mondo, solo perch\u00e9 ero una persona onesta. <\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Esigevo onest\u00e0 e chiarezza da un mondo che non vedevo, ed ora che iniziavo a vederlo cos\u00ec sporco e corrotto non avrei voluto pi\u00f9 averci a che fare con lui.<\/p>\n<p>Il direttore mi mand\u00f2 a chiamare dopo che scalciante urlavo furioso contro l\u2019ingiustizia subita. Io entrai in ufficio, tremante, ma a testa alta, chiedendo spiegazioni concrete. Ma l\u2019unica risposta che mi venne data dal direttore fu la seguente: \u201cChecch\u00e9 se ne dica in accademia non ci sono raccomandati. Sai giocare a Poker? Ebbene se perdi al gioco e dal tavolo non ti alzi con il sorriso, su qual tavolo non ti ci faranno pi\u00f9 sedere.\u201d E fu cos\u00ec che l\u2019anno successivo su quel tavolo non mi ci fecero pi\u00f9 sedere.<\/p>\n<p>Dopo pochi anni cacciarono il direttore dall\u2019accademia. Era scoppiato uno scandalo che aveva coinvolto diversi dirigenti e professori. Quello che avevo iniziato da solo come un folle, \u00e8 stata solo una scintilla rispetto a quello che poi accadde dopo, quando io gi\u00e0 ero partito per la Russia.<\/p>\n<p>Alla Scuola del \u201cTeatro Piccolo\u201d di Milano, allora sotto la direzione di Luca Ronconi, mi mandarono via alla prima fase, dopo che avevo fatto l\u2019uditore, assistendo alle lezioni per qualche periodo. Perch\u00e9? Nessuno mi ha mai dato una risposta; anche l\u00ec qualcuno doveva entrare al mio posto. Sembrava come se non potessi permettermi il lusso di entrare meritatamente, in scuole addette a pochi.<\/p>\n<p>Mi sono state pi\u00f9 volte dichiaratamente riconosciute delle qualit\u00e0, ma non il diritto allo studio. Non potevo far parte di quel sistema.<\/p>\n<p>Ancora oggi in Italia, dopo diversi anni trascorsi in Russia e dopo aver conseguito con il massimo dei voti il diploma in una delle Accademie pi\u00f9 importanti al mondo, sono considerato un estraneo.<\/p>\n<blockquote>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><em>\u201cNemo propheta in Patria\u201d\u00a0\u00a0<\/em><\/h3>\n<\/blockquote>\n<p>Con il tempo ho compreso quanto io sia stato in realt\u00e0 fortunato nel non aver frequentato quelle scuole; mi avrebbero reso un automa, povero, senza guide a cui far riferimento, in un contesto teatrale vuoto di sentimenti, primo di emozioni.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>RINCORSA AL SAPERE<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ed ecco che allora inizio a recuperare gli anni persi, leggendo molto, fino a cinque libri alla settimana, chiudendomi ancora di pi\u00f9 nella solitudine, ascoltando musica classica, guardando film e cercando di diventare nel corso di qualche anno una fonte di sapere tale che mi permettesse di competere con quel mondo. Inizia una vera e propria lotta tra ci\u00f2 che ero prima e ci\u00f2 che volevo essere. Ma non potevo competere alla pari; in primis per il mio problema agli occhi e poi perch\u00e9 non avevo maestri a cui far riferimento e ai quali rivolgermi. Iniziavo a comprendere che io avevo un valore come uomo e se avessi studiato sarei potuto diventare un ottimo professionista; ma nessuno in Italia riconosceva il mio valore; vedevano i miei occhi \u201cstrani\u201d, il mio sguardo \u201cstrano\u201d. Cos\u00ec ero costretto a sentirmi dire da quei falsi miti. Nessuno voleva insegnarmi e darmi il mio diritto allo studio; lo studio, quello vero, sembrava che non esistesse; mentre l\u2019effimero studio universitario, che \u201csfornava vuoti a rendere\u201d, era sempre aperto a chi avesse voluto accettare quei compromessi.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>PICCOLI PASSI<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Contemporaneamente in quegli anni seguivo il doppiaggio con uno dei doppiatori pi\u00f9 importanti italiani, Luciano De Ambrosis. Volevo imparare una tecnica che mi facesse sentire un attore, tra gli attori. Ho seguito i turni di doppiaggio per due anni negli studi di doppiaggio CDC-Sefit di Roma, dalla mattina alla sera con la vaga speranza che riuscissi a lavorare, ascoltavo e guardavo, cercando di imparare un mestiere; ma quel lavoro non era fatto per me.\u00a0Anche l\u00ec caste, anche l\u00ec \u201ci figli di pap\u00e0\u201d, anche l\u00ec non c\u2019era la possibilit\u00e0 vera di farsi strada. Ho frequentato inoltre per tre anni corsi di danza grazie all\u2019aiuto di Alberto Maggi, solista del teatro a \u201cLa Scala\u201d di Milano. Nello stesso tempo continuavo le lezioni di canto private con l\u2019insegnante dell\u2019accademia di Roma, Claudia Martino-Aschelter. Se non c\u2019era la possibilit\u00e0 di frequentare accademie nazionali che potessero guidarmi nel mondo del lavoro, dovevo trovarmi da solo una strada affinch\u00e9 mi potessi sentire vivo. A quei tempi avevo lasciato anche il mio lavoro estivo a Castellabate, mi volevo dedicare\u00a0 a me stesso, volevo diventare attore e non uno dei tanti; volevo amare la conoscenza e utilizzare il sapere per migliorarmi e di conseguenza migliorare il mondo che mi circondava; un mondo che nella realt\u00e0 dei fatti non faceva altro che rifiutarmi.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>LA PSICANALISI<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ma ecco che le mie aspettative non coincidono con la realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Nel giro di quattro anni si susseguono gli insuccessi nelle scuole di teatro; le delusioni universitarie; l\u2019impossibilit\u00e0 di avere un lavoro che mi soddisfacesse; la lotta contro me stesso e contro i miei genitori, che non capendo i miei sforzi, non accettavano le mie scelte.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ero convinto che il mondo mi \u00a0considerasse un fallito.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u201cNo \u2013 mi ripetevo dentro di me \u2013 non sono un fallito, io \u00a0sono pieno del mio mondo, dentro di me un intero mondo da poter scoprire.\u201d\u00a0<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><em>Ma\u00a0 il tempo passava e non ce la facevo e non sapevo come uscire da quella situazione.\u00a0<\/em>La depressione, questa silenziosa malattia dell\u2019anima, piano piano iniziava a farsi sentire; mi chiudevo sempre di pi\u00f9 nel mio mondo, rifiutando l\u2019esterno: \u201cVoi che vivete silenti in questa societ\u00e0 corrotta, opportunista, cieca, siete il cancro del sapere; siete il cancro di voi stessi.\u201d Avevo tutto e tutti contro, soltanto i miei libri potevano aiutarmi ad imparare a sognare. Sempre pi\u00f9 chiuso al mondo e sempre pi\u00f9 desideroso di riconoscimenti che non sarebbero mai venuti. Ed \u00e8 cos\u00ec che comprendo improvvisamente di aver bisogno di aiuto; \u00a0iniziava a manifestarsi la voglia di suicidarsi e di farla finita con tutta questa incomprensibile sofferenza. Ma non ne avevo il coraggio, non riuscivo ad uccidermi; avevo paura di soffrire, ero un codardo che non aveva nemmeno il coraggio di farla finita con se stesso.<\/p>\n<p>Mi rivolgo ad uno psichiatra che dopo una consultazione mi consiglia di iniziare una psicoterapia. Scoperto di non essere pazzo, ma solo confuso, inizia il mio cammino nella comprensione di me stesso. Una psicoterapia che \u00e8 durata cinque anni, fino alla mia partenza per la Russia. Allora non avevo un lavoro e avevo bisogno di soldi per poter iniziare e proseguire l\u2019analisi, i miei genitori contrari a quanto stessi facendo, comunque pagarono i primi mesi, ma poi mi ritrovai a dover nuovamente mettermi alla ricerca di un lavoro, per pagare le spese. Io volevo fare l\u2019attore e mi trovavo a fare altro; spendevo il mio tempo per guadagnare soldi da investire nella cura dell\u2019anima, ma contemporaneamente non potevo curarla con la felicit\u00e0. Non potevo essere felice facendo quello che desideravo. Un cerchio dal quale, pensavo, non ne sarei mai pi\u00f9 uscito.<\/p>\n<p>La depressione non mi abbandonava. Me la portavo dietro, cercando di combatterla per come potevo. I sabati e le domeniche \u00a0per quasi due anni ho lavorato in fabbrica di notte per dodici ore continue. Erano ancora i tempi dell\u2019universit\u00e0. Poi ho iniziato a fare pi\u00f9 lavori contemporaneamente: Ho lavorato per quattro anni di nuovo come cameriere servendo ai matrimoni, lavorando per sedici ore al giorno, quattro o cinque volte a settimana, servendo fino a quaranta matrimoni la mese, al limite delle mie forze. Poi ho lavorato come centralinista in un call center per compagnie telefoniche italiane; poi ancora contemporaneamente come agente di viaggi in diverse agenzie. Quando tornavo a casa, sapendo che dovevo schiavizzarmi per potermi pagare il mio percorso psicanalitico, senza avere la possibilit\u00e0 di studiare come davvero avrei voluto, prendevo insieme agli antidepressivi prescrittimi una quantit\u00e0 cospicua di superalcolici che mi allontanassero da quella cruda realt\u00e0.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>C\u2019era un \u00a0desiderio di morte incosciente; avrei voluto che la morte mi venisse nel sonno, calma, ad alleviare le mie sofferenze, una morte che avrebbe cancellato ogni incomprensione, ogni dolore.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Non bevevo mai durante il giorno, bevevo sempre prima di andare a letto, a casa ed in solitudine, per non sognare, per smettere di sognare. Per smettere di compiere dei passi in quell\u2019inutile vita che stavo vivendo.\u00a0Non potevo essere quello che volevo e vivevo in una societ\u00e0 che continuava a non accettarmi. Forse davvero c\u2019era qualcosa in me di sbagliato, forse davvero ero inutile a questo mondo.<\/p>\n<p>I miei occhi mi potevano abbandonare da un momento all\u2019altro, senza segni di miglioramento; tutti gli forzi che facevo per cercare di liberarmi dalla mia infanzia e dalla mia adolescenza, tutti i sacrifici che facevo per farmi accettare, erano inutili.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Per cinque anni, durante il percorso psicanalitico ho approfondito molti aspetti; ogni piccolo passo in avanti corrispondeva a mesi di lavoro di terapia.\u00a0<\/em><em>Non potevo non farlo.\u00a0\u00a0<\/em><em>Stavo morendo dentro, e mentre morivo, mi sentivo gi\u00e0 morto.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><b>UN COLPO DEL DESTINO<\/b><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo due anni di analisi gi\u00e0 avevo ottenuto dei piccoli risultati; avevo lasciato l\u2019idea del teatro; ormai avevo capito che per essere un vero artista, bisognava prima di tutto guarire da se stessi.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>I momenti pi\u00f9 bui sembrava che li avessi lasciati alle spalle. <\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Ma ecco che un altro evento mi travolge, un altro colpo del destino. Questa volta ancora pi\u00f9 grande, ancora pi\u00f9 incomprensibile.\u00a0Stavo tornando a casa dopo la mia ennesima seduta dallo psicanalista. Avevo ventiquattro anni. Non bevevo ormai, e non usavo nessuna sostanza per mantenermi; soltanto un duro e minuzioso lavoro su me stesso, per raccogliere i pezzi della propria vita e per poter guardare avanti con maggiore sicurezza. Era una piovosa giornata di novembre, come quelle che spesso si vedono nella capitale in autunno. Ero di ritorno dalla seduta psicanalitica e stavo tornando a casa. Ero arrivato alla stazione per prendere la macchina e tornare a casa, come spesso succedeva. Ma quel giorno a differenza degli altri giorni ritardai di quindici minuti rispetto al solito orario. Quei quindici minuti sono stati fatali. Mi sono messo alla guida in macchina; piovigginava. In lontananza il semaforo verde; ero in discesa; mi avvicino al semaforo ad una velocit\u00e0 non superiore ai trenta chilometri all\u2019ora, il semaforo era ancora verde; il parabrezza leggermente appannato. Mentre avevo gi\u00e0 occupato l\u2019incrocio e lo stavo superando, ho visto con la coda dell\u2019occhio che il semaforo era diventato arancione, e come spesso succede mi accingo a superarlo; c\u2019era molto traffico ed ero in un centro abitato, sulla destra c\u2019erano della macchine parcheggiate che non dovevano esserci. Ma proprio tra due di quelle macchine parcheggiate in divieto di sosta, una donna a testa bassa, distratta da quel tempo, si immette in strada. Sento un colpo pesante sul cofano e poi sul parabrezza, mi getto sull\u2019altra corsia coperto da quel corpo piombatomi sulla macchina.\u00a0Mi fermo, scendo sotto la pioggia senza realizzare cosa sia successo, guardo a terra e vedo il corpo; esce sangue dall\u2019orecchio, chiamo immediatamente l\u2019ambulanza, i carabinieri. Non si muove, realizzo, tremo, ho paura e sono di nuovo solo.\u00a0Le macchine parcheggiate in divieto di sosta, vengono sgomberate dai proprietari prima che i carabinieri potessero arrivare e fare il sopralluogo. Mi siedo sotto la pioggia sul ciglio della strada e aspetto le conseguenze di quell\u2019orribile gioco del destino.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Per anni non riuscivo, \u00a0ed avevo paura di sognare ed improvvisamente mi trovai catapultato in un incubo.\u00a0\u00a0<\/em><em>Pioveva fuori, in strada, sulla macchina, sul corpo della donna e dei soccorritori, ma dentro di me c\u2019era una terribile tempesta di dolore.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>IL CAMBIAMENTO<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Tutto ci\u00f2 che accade di incomprensibile e di doloroso nella nostra vita, diventer\u00e0 presto un insegnamento importante; una guida che ci accompagner\u00e0 per mano verso il nostro destino.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>L\u2019analisi continuava. E dopo l\u2019incidente dovevo andare avanti. Non era il momento per lasciarsi andare; dovevo stringere i denti e cercare qualcosa di migliore, rispetto a quello che avevo avuto finora.\u00a0Dopo tre anni da quell\u2019incidente presi il coraggio per andarmene via dall\u2019Italia, da quel Paese che non solo non mi stava aiutando, ma mi stava rendendo un nulla. Avevo smesso di fumare, ormai ero arrivato ad un pacchetto e mezzo di sigarette al giorno e mi stavo uccidendo proprio quanto stava nascendo dentro di me la voglia di vivere; avevo iniziato a fare sport per tenermi in forma fisicamente e sentirmi sempre pronto, indipendentemente dalla strada che avessi deciso di percorrere.<\/p>\n<p>Continuavo a lavorare sempre senza sosta.<\/p>\n<p>L\u2019idea del teatro e dell\u2019amore per l\u2019arte non mi aveva in realt\u00e0 mai abbandonato. Ed ecco che dentro di me rinasce la voglia di sentirmi un artista, un artista vero, \u00a0ma con la consapevolezza del fatto che questa volta ero pronto; avevo lavorato su me stesso ed ero pronto a sentirmi, a vedermi, ad ascoltarmi, ad agire senza che qualcuno mi potesse inquinare.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Era giunto il momento di crescere verso la giusta direzione.\u00a0<\/em><em>Non ero io, quello che non andava, ma era quello che mi circondava che non andava bene per me. <\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Spedisco circa venti richieste in tutte le accademie pi\u00f9 importanti del mondo. Mi rispondono, ma chiedendomi cifre che io non mi sarei mai potuto permettere. Cosa fare allora? Continuavo a lavorare e a spendere i soldi in analisi, non avevo svaghi, lavoro lavoro e ancora lavoro. Un giorno mi capit\u00f2 tra le mani \u00a0un sito di un\u2019associazione privata\u00a0 che\u00a0 elargiva borse di studio per esperienze all\u2019estero. Leggo che a quel programma erano incluse diverse scuole ed accademie a livello mondiale tra cui l\u2019Accademia Teatrale di Stato di San Pietroburgo. La Russia la patria del teatro della vita. Il teatro di Kostantin Sergeevich Stanislavskij! Si proprio lui. Il maestro! Era quello che avevo sempre sognato dal primo momento in cui iniziai a studiare teatro. La scuola pi\u00f9 importante e completa al mondo era un sogno che sarebbe potuto diventare realt\u00e0. Ma come fare con la lingua? Io non conoscevo il Russo e per me era impensabile poterlo studiare. Ma non mi arresi. Contemporaneamente all\u2019approfondimento della lingua inglese, inizio a studiare da solo il russo. Comincio dall\u2019alfabeto, poi con le nozioni base, poi\u2026poi non c\u2019era pi\u00f9 tempo; dovevo partire sapendo dire \u201cGrazie\u201d (Spasibo), ma avendo difficolt\u00e0 di articolazione nel dire \u201cSalve\u201d. (Sdrastvuite!)<\/p>\n<p>I soldi \u00a0che avevo accumulato con tanta fatica mi permettevano di fare soltanto un\u2019esperienza di tre mesi come studente esterno. Consegno la domanda, con la speranza che l\u2019associazione italiana\u00a0 mi desse la borsa di studio. Dopo poco tempo ricevo la risposta dall\u2019Accademia a San Pietroburgo che era pronta a ricevermi; parallelamente vengo a sapere invece che la borsa di studio dall\u2019ente italiano non l\u2019avevo vinta. Non mi sarei aspettato una risposta diversa. Ma era giunto il momento di volare. Ero pronto a lasciare l\u2019Italia per tre mesi; un Paese che si \u00a0\u00e8 sempre rifiutato di accogliere i meritevoli, premiando le mediocrit\u00e0. L\u2019Italia per me ancora oggi \u00e8 un Paese splendidamente ricco di cultura e di storia, ma incapace di migliorarsi e di crescere. Un Paese a crescita zero che continua a peggiorare di pari passo alla societ\u00e0 che lo sta distruggendo; chi lo vive lo distrugge e chi lo subisce \u00e8 impossibilitato a reagire.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che una mattina in pieno inverno nel mese di febbraio, il 6 febbraio, decisi di lasciare l\u2019Italia per volare in Russia, a San Pietroburgo. Tre mesi. Soltanto tre mesi. Tre mesi pieni nella mia libert\u00e0 di sentirmi me stesso.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Inseguivo un sogno che forse \u00a0presto sarebbe diventato realt\u00e0<\/em>!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<\/blockquote>\n<h3 style=\"text-align: center;\">***<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>Per imparare a prendere il volo<\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Rincorriamo i nostri sogni,\u00a0 partendo sempre con ritardo, con il pretesto di non essere mai pronti a fare il primo passo; mentre loro, i sogni, l\u00ec, immobili, ci osservano e ci\u00a0 attendono come un\u2019amante lontana; una tenera amante, che da dietro una finestra, attende paziente il nostro arrivo. Lei sempre pronta ad abbracciarci, e noi lontani, insicuri di poter fare cos\u00ec tanta strada per poterla raggiungere. Ci sentiamo completamente nudi di esperienza, rimandiamo al domani quello che avremmo potuto iniziare oggi. Un altro prezioso giorno sar\u00e0 gi\u00e0 trascorso senza di noi.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Soltanto l\u2019amore, quello vero, pu\u00f2 permetterci di fare il primo passo, poi il secondo, poi ancora il terzo, seguendo il nostro cammino, che sar\u00e0 diverso da chiunque altro; spesso cadendo, spesso con le gambe che ci\u00a0 faranno male, spesso con pause necessarie per recuperare le forze, ma tutto con un unico scopo: raggiungere quell\u2019amore che ci attende, che non ci tradisce, che ci rende persone migliori.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Perdiamo pepite di tempo avvolti dalle scuse pi\u00f9 banali,\u00a0 per non agire, per rimandare a domani; ad un domani che \u00e8 il frutto delle nostre azioni nel presente. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Saremo la conseguenza del nostro presente.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Pi\u00f9 siamo soli, prendendoci le responsabilit\u00e0 delle nostre scelte, \u00a0e pi\u00f9 il nostro cammino sar\u00e0 \u00a0faticoso, pieno di difficolt\u00e0 e di cadute. Non sempre sar\u00e0 possibile percorrere la strada come l\u2019avevamo immaginata; spesso dinanzi a noi il percorso si presenter\u00e0 peggio di come credevamo; ci saranno momenti duri in cui si dovranno inevitabilmente, da soli, fare delle scelte e farle nei tempi giusti per non rischiare di perdersi. Altre volte, invece, inaspettatamente la strada sar\u00e0 in discesa, potremo riposare, contemplare la bellezza che ci circonda e recuperare le forze per continuare sulla giusta strada.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Un cammino unico, spesso controcorrente, ma libero.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u201cColui che segue la folla non andr\u00e0 mai pi\u00f9 lontano della folla. Colui che va da solo \u00e8 pi\u00f9 probabile che si ritrover\u00e0 in luoghi dove nessuno \u00e8 mai stato\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em> (Albert Einstein)<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Pi\u00f9 quella finestra, da dove il nostro sogno ci osserva, sar\u00e0 lontana e pi\u00f9 ci sembrer\u00e0 difficile raggiungerlo. Spesso il desiderio di tornare indietro sar\u00e0 pi\u00f9 forte della voglia di continuare. Ci si faranno delle domande e si vorranno delle risposte che nessuno potr\u00e0 darci, se non noi stessi. Se nel profondo si ha la consapevolezza che quella \u00e8 la strada giusta da percorrere per il raggiungimento della felicit\u00e0, allora guardandosi indietro e vedendo i sacrifici gi\u00e0 fatti,\u00a0 gli ostacoli gi\u00e0 superati,\u00a0 le emozioni gi\u00e0 provate, le gioie ed i dolori gi\u00e0 vissuti, si vorr\u00e0 soltanto andare avanti, e andare avanti con pi\u00f9 forza, con pi\u00f9 determinazione, con pi\u00f9 coraggio. Sar\u00e0 l\u2019esperienza a renderci capaci di agire e di reagire con forza alle situazioni che si presenteranno. Nulla sar\u00e0 impossibile se impariamo ad ascoltarci, a comprenderci ad accettarci per quello che siamo; nulla sar\u00e0 impossibile se impariamo a non dimenticarci. Ognuno di noi possiede doti tali, che se solo avesse il coraggio di riconoscersi, potrebbe cambiare radicalmente la propria vita. Bisogna essere capaci di arricchirsi giorno dopo giorno, passo dopo passo, dando uno scopo al proprio divenire, iniziando dal presente.<\/p>\n<p>Bisogna credere di potercela fare; bisogna imparare a non arrendersi alla prima difficolt\u00e0, con la chiara consapevolezza che presto ci saranno altri ostacoli pi\u00f9 alti da dover superare. Ognuno di noi ha il dovere verso se stesso di rendere il mondo migliore. Ognuno di noi ha il dovere di arricchire la sua esistenza con la bellezza dei propri sogni. Soltanto un uomo felice pu\u00f2 rendere meravigliosa la sua esistenza e quella degli altri. Un uomo felice \u00e8 colui che ha la possibilit\u00e0 di sognare, e di realizzare i propri sogni \u00a0partendo da se stesso; un uomo felice \u00e8 colui che, giunto alla comprensione di se stesso, ha il coraggio di cambiare, cercando di migliorare il mondo che lo circonda.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Per quanto mi riguarda, nel mio piccolo, anche io presi la decisione di provare a cambiare il mio mondo, prima con l\u2019illusione, poi con l\u2019incertezza ed infine con la consapevolezza di poterlo fare.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Pi\u00f9 si desidera qualcosa di importante per la propria vita e pi\u00f9 la vita stessa ci mette a dura prova, costringendoci a fare delle scelte che segneranno per sempre il nostro futuro.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>PRENDO IL VOLO<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Sono partito che ero un ragazzo di periferia, in cerca di conferme, e sono diventato dopo anni di duro lavoro, un uomo al centro del mondo, con la certezza di essere il padrone di me stesso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u201cNon mi considero un uomo di periferia; il centro dell\u2019universo sono io; da me parte ogni cosa, mentre tutto il resto, possedendo una vita propria, mi ruota intorno. Ognuno di noi ha il dovere di sentirsi il centro dell\u2019universo. Siamo una fonte di calore; siamo il sole che con i suoi raggi illumina e riscalda ci\u00f2 che ci circonda.\u201d<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Non decisi il giorno della mia prima partenza in base alle comodit\u00e0 che avrei potuto trovare; non mi posi nessuna domanda su come sarebbe stato il freddo russo, scelsi di partire seguendo il mio istinto, con una grande curiosit\u00e0, ed un enorme\u00a0 desiderio di voler cambiare; senza ripensamenti, senza dover rimandare al domani. Volevo vivere al massimo ed in maniera istintiva; volevo iniziare a percorrere quella nuova strada che da l\u00ec a poco avrei dovuto intraprendere e che avrebbe cambiato la mia vita. Il destino, guidato da me, mentre lo facevo illudere che mi guidasse, ha voluto che partissi d\u2019inverno; in pieno inverno. Prima di atterrare, dall\u2019aereo, al buio delle tre di pomeriggio, si intravedeva un\u2019immensa distesa di ghiaccio e di neve, che dall\u2019alto tingeva di grigio scuro i campi ed i tetti degli alti palazzi di periferia della capitale del nord; le strade erano interminabili solchi arancioni che fendevano il buio.<\/p>\n<p>Cosa mi sarebbe accaduto da l\u00ec a tre mesi? Dove stavo andando? Ero ormai giunto in Russia, in un Paese a me completamente estraneo, mentre il termometro a San Pietroburgo, a febbraio, al mio arrivo, segnava gi\u00e0 meno venticinque gradi centigradi.<\/p>\n<p>Io ero atterrato, con il mio bagaglio di poca esperienza, ma di tanta volont\u00e0, da diverso in un Paese diverso.<\/p>\n<p>Arrivando in Russia, ebbi l\u2019opportunit\u00e0, gi\u00e0 da subito, di approfondire il concetto di diversit\u00e0. Ero partito con la consapevolezza e con il timore, che il mio problema agli occhi potesse di nuovo crearmi dei momenti difficili e di incomprensione e che anche in Russia potessero giudicarmi non per quello che ero, ma per quello che sembravo, indossando le mie spesse lenti; quelle stesse lenti che, mio malgrado, avevo imparato ad accettare con gli anni ed alle quali ormai mi ero rassegnato. In realt\u00e0 da l\u00ec a poco mi sarei dovuto occupare di un altro tipo di diversit\u00e0, quella culturale e sociale di un Paese, che fin da subito si era dimostrato complesso e lo spesso delle volte incomprensibile; un Paese che per\u00f2, allo stesso tempo, nella sua complessit\u00e0 ed imprevedibilit\u00e0, con gli anni, \u00e8 riuscito ad arricchirmi; \u00e8 riuscito a permettermi di comprendere meglio il mio mondo e di percepire con \u201cocchi diversi\u201d,\u00a0l\u2019essenza del mondo che mi circonda.\u00a0Le differenze culturali, sociali e storiche tra il Paese di provenienza e quello di adozione, creano inevitabilmente delle incomprensioni culturali.\u00a0 Si viene visti all\u2019estero come degli inconsapevoli \u00a0rappresentanti del proprio Paese di origine; inconsapevoli rappresentanti di quel Paese che, nella realt\u00e0 dei fatti, si \u00e8 dovuto lasciare per conquistarsi, altrove, l\u2019occasione di potersi nuovamente ritrovare.<\/p>\n<p>Sono emigrato per arricchire la mia strada di sogni, lontano dalla superficialit\u00e0, dalla prepotenza e dalla falsa perfezione di quello che sarebbe dovuto essere il mio Paese. Sono andato via da un\u2019Italia e da un popolo di falsi idoli, che mi ha rigettato per quello che ero; rifiutandomi, non riconoscendomi, spogliandomi della mia individualit\u00e0; ed ecco che all\u2019improvviso mi sono ritrovato all\u2019estero ad essere inconsciamente un ignaro rappresentante di tutti quei luoghi comuni, che avevo da sempre combattuto, respinto e negato che mi appartenessero.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>UN PESCE FUOR D\u2019ACQUA<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono atterrato al vecchio aeroporto internazionale di San Pietroburgo in quel buio pomeriggio degli inizi di febbraio. Tutto era vecchio intorno a me, tutto apparteneva ad un passato di cui io non sapevo assolutamente nulla. Il buio ed il freddo si intravedevano dalle ampie vetrate dell\u2019aeroporto, lungo il percorso obbligato, verso il controllo passaporti; fioche luci a neon facevano fatica ad illuminare quel pavimento consumato di piastrelle scure. Non mi rendevo ancora conto di dove fossi; mi dirigevo, come un burattino, l\u00ec dove mi indicavano, in una lingua di cui non sapevo in realt\u00e0 assolutamente nulla. Tutto era stranamente privo di colori. Era come se fossi stato catapultato in un film in bianco e nero, la cui pellicola per\u00f2 si era ormai gi\u00e0 ingiallita dall\u2019usura. Gli unici elementi pallidamente colorati che si distinguevano, erano gli indumenti dei pochi passeggeri e le divise degli addetti ai lavori dell\u2019aeroporto.<\/p>\n<p>Giunto al controllo passaporti a mia insaputa, ma soprattutto per mia ignoranza, non sapevo che dovessi compilare la carta di immigrazione: un piccolo modulo di carta, in duplice copia, completamente scritto in lingua russa. Mentre lo compilavo, concentrandomi su come dovessi farlo, alzai lo sguardo e mi resi conto che ero rimasto solo al controllo passaporti. Nel frattempo stavano giungendo nuovi passeggeri da un altro volo che avrebbero creato una nuova fila dinanzi a quelle poche cabine, ritardando ulteriormente la mia uscita di un\u2019altra mezzora.<\/p>\n<p>Superata la prima barriera, mi sono finalmente recato al ritiro bagagli. Davanti al nastro ero rimasto solo. C\u2019ero io, con il mio sguardo speranzoso e qualche valigia abbandonata da sola che girava sul tapis roulant, ma che non era la mia. Pensavo che fossi uscito troppo tardi o che dovessero ancora consegnare le valigie. Ho aspettato ancora l\u00ec immobile, ma \u00e8 stato tutto invano. La mia valigia era rimasta a Praga, dove avevo effettuato un cambio veloce di aereo; un cambio a quanto pare troppo veloce.<\/p>\n<p>Ho conservato nella mia memoria ogni momento di quella giornata e di tutti quegli attimi della mia vita che ricordo legati a forti emozioni. \u00c8 inevitabile lo stretto legame tra memoria ed emozione. \u00c8 importante comprendere come il nostro cervello abbia la capacit\u00e0 di conservare informazioni a lungo termine, grazie ad eventi autobiografici di forte impatto. Rimane a lungo nella nostra mente tutto ci\u00f2 che \u00e8 correlato con qualcosa di emotivamente forte. E\u2019 importante per me, attore, poter assimilare questo \u00a0meccanismo di memorizzazione per riuscire a trovare un proprio sistema che mi permetta di conservare, per quanto pi\u00f9 possibile, le informazioni utili sui miei personaggi. Partendo dalle emozioni, si pu\u00f2 inconsciamente raggiungere una raccolta di informazioni importanti a lungo termine sul personaggio, su noi stessi e sul mondo che ci circonda. Ecco allora l\u2019importanza dell\u2019emozione nel vivere un personaggio; l\u2019importanza di non memorizzare il testo come semplice successione di parole, ma di viverlo attraverso le emozioni correlate ad un particolare evento; l&#8217;importanza di vivere il testo attraverso l\u2019emozione legata al pensiero e al logico susseguirsi dei pensieri.<\/p>\n<p>Ritornando a noi e alla mia storia: visto che il mio grande bagaglio arancione, \u00a0non era arrivato a destinazione, mi recai all\u2019ufficio smarrimento bagagli. Mi sedetti e cercai di spiegare in inglese e anche con un po\u2019 di preoccupazione, che non avevo ricevuto la mia valigia. Uscii dall\u2019ufficio dell\u2019aeroporto che non ero affatto sicuro di quello che ci eravamo appena detti con l\u2019impiegata.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ero un pesce fuor d\u2019acqua! E avevo gi\u00e0 iniziato a nuotare controcorrente.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Sono riuscito ad uscire dall\u2019aeroporto quasi tre ore dopo l\u2019atterraggio dell\u2019aereo, ero gi\u00e0 emotivamente stanco. All\u2019aeroporto mi stava aspettando una ragazza, che doveva accompagnarmi al dormitorio dell\u2019Accademia, dall\u2019altra parte della citt\u00e0, sull\u2019isola Vasilevskiy.<\/p>\n<p>Si sono aperte le porte scorrevoli del piccolo aeroporto e sono stato travolto improvvisamente dal gelo; un vento gelido sul viso mai provato prima, pungente, repentino; mi ha dato uno schiaffo ed \u00e8 fuggito via, poi di nuovo \u00e8 tornato per darmene un altro e poi un altro ancora. Mentre respiravo, l\u2019aria che usciva dai polmoni, si congelava immediatamente sul viso. Tutto era fermo; intorno a me il buio del cielo invernale del nord. Ero ormai diventato il protagonista di quel film in bianco e nero che avevo iniziato a vedere dall\u2019aereo.<\/p>\n<p>Quel freddo mi ha accompagnato per molti, molti inverni; un freddo che con il tempo sono riuscito a comprendere, ad apprezzare; raramente ad amare e lo spesso delle volte a maledire. Un freddo senza luce, immerso nel buio e coperto da un manto gelido di neve: scricchiolante tappeto di speranze, per milioni di persone.<\/p>\n<p>Appena uscito dall\u2019aeroporto, non ero ancora consapevole di quello che mi sarebbe ancora dovuto accadere e delle condizioni alle quali mi sarei dovuto adeguare, sia durante gli anni dell\u2019Accademia che dopo. Ci sono stati molti momenti in cui ho vissuto la Russia ed ho imparato a viverla; altri momenti invece, quelli pi\u00f9 difficili, ho dovuto subirla, affrontando da solo tutte le conseguenze che ne conseguivano.<\/p>\n<p>Ed ecco che dall\u2019aeroporto al dormitorio salgo su uno di quei piccoli pulmini gialli, pieno di persone accalcate, che da quel piccolo aeroporto dovevano raggiungere la metro, a circa trenta minuti di distanza. Gli autobus di linea passavano troppo raramente ed il freddo dopo dieci minuti, fermo sul ciglio della strada, \u00a0gi\u00e0 iniziava a diventare insopportabile. L\u2019aria nei pulmini era irrespirabile; il caldo all\u2019interno intollerabile, anche perch\u00e9 ero partito dall\u2019Italia vestito come se fossi dovuto andare a fare un\u2019escursione sull\u2019Everest, in solitaria. Si passava dai meno venticinque gradi centigradi in strada ai pi\u00f9 venti all\u2019interno; dai vetri, completamente coperti da una patina di ghiaccio, era impossibile vedere dove si fosse e dove si andasse. Fuori, il buio, intervallato da macchie arancioni di luci che lo fendevano; stavo percorrendo quei solchi che, con tanta curiosit\u00e0, avevo notato dal finestrino dall\u2019aereo.<\/p>\n<p>Quello che mi aveva colpito della metro, invece, \u00e8 stata la puntualit\u00e0 dell\u2019arrivo dei treni segnata da un cronometro che si azzerava alla partenza di ogni nuovo treno, ogni tre o quattro minuti; poi mentre la metro andava avanti e si fermava, si poteva osservare la bellezza e l\u2019eterogeneit\u00e0 di ogni nuova stazione, ognuna diversa dall\u2019altra. C\u2019era pulizia e compostezza; le scale mobili erano profonde, tra le pi\u00f9 lunghe al mondo. Mi guardavo intorno come un bambino che per la prima volta vede qualcosa di nuovo, e nonostante tutto quello che mi era successo prima, dentro ero felice; ero felice di aver iniziato ad inseguire il mio sogno. Gi\u00e0 da quel primo viaggio in metro in realt\u00e0 si poteva percepire come la Russia fosse meravigliosamente contrastante. Da un lato la luce fioca all\u2019interno degli vecchi vagoni, attraversati dai volti tristi e stanchi di passeggeri rassegnati ad una vita lenta di tanti impietosi inverni; dall\u2019altro lato la bellezza dei palazzi, dei ponti, delle stazioni della metropolitana. Da un lato gli autobus che si fanno a lungo aspettare al freddo costringendoti a prendere mezzi di fortuna, dall\u2019altro il cronometro che segna puntualmente la partenza di ogni metro, che in tutti questi anni non ho mai visto tardare. Questi e molti altri sono quei contrasti che mi hanno permesso di prendere la definitiva decisione di venire a studiare in Russia, e di resistere per cos\u00ec tanto tempo in questo meraviglioso Paese. Da un lato il caos, dall\u2019altro la ricerca ed il raggiungimento della precisione; da un lato non ci sono strade asfaltate, dall\u2019altro la Russia \u00e8\u00a0 stata la prima ad andare nello spazio. Da un lato gli artisti sono i migliori al mondo, ed i pi\u00f9 preparati; dall\u2019altro sono costretti ad esercitare la loro professione nella pi\u00f9 caotica disorganizzazione a discapito della loro professionalit\u00e0.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>La Russia: quel film in bianco e nero ingiallito dal tempo, ma reso immortale dalla forza della sua storia.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Alle sette e mezza di sera giungo finalmente al dormitorio dell\u2019Accademia in via Opochinina sull\u2019isola Vasilevskij; nell\u2019aria sembrava che fosse gi\u00e0 notte inoltrata. Con mia meraviglia nessuno mi stava aspettando, nonostante avessi contattato l\u2019Accademia in largo anticipo, nei due mesi precedenti. Il posto al dormitorio per me non era pronto. Erano da tempo passate le sei, era gi\u00e0 tardi, nessuno lavorava ad eccezione del guardiano notturno. Mi avevano proposto una camera provvisoria; con il guardiano saliamo per delle scale maleodoranti invase da schiamazzi in una lingua per me allora incomprensibile; arriviamo alla camera passando per un corridoio stretto, del secondo piano, debolmente illuminato, attraversando bagni e docce; nell\u2019aria si sentiva un forte l\u2019odore di muffa del legno bagnato, del vecchio pavimento. Entrai in quella camera come se fosse stato un ripostiglio di mobili e di vestiti vecchi; sporca, disordinata, buia. Non mi sarei mai immaginato, allora, \u00a0che quel posto sarebbe poi diventato la mia casa per i quattro anni successivi. Per ogni venti persone c\u2019era una doccia con le tubature completamente arrugginite: le mattonelle azzurrine all\u2019interno della doccia erano totalmente coperte da un velo marrone di ruggine che usciva dalla canalizzazione insieme all\u2019acqua. C\u2019erano tre bagni per venti persone; bagni che era sconsigliabile poter utilizzare normalmente. Solo dopo mesi sono riuscito ad abituarmi a vivere in quelle condizioni. Ma nonostante tutto ero felice. Ripensando a quei momenti, posso soltanto confermare come nella vita, ci si possa adattare a tutto se c\u2019\u00e8 la voglia di cambiare e di cambiarsi. All\u2019apparenza sembrava che stessi facendo un passo indietro, ma nella realt\u00e0 dei fatti stavo partendo da zero per ricominciare, e lo stavo facendo con le mie sole forze, verso la giusta direzione.<\/p>\n<p>Ovviamente il primo impatto con quell\u2019ambiente fu disastroso. Come avrei potuto resistere tre mesi in quelle condizioni? Tre mesi che poi sarebbero diventati quattro anni. Poi, quasi senza accorgermene, quei quattro anni sono diventati dodici.<\/p>\n<p>La ragazza\u00a0 che mi aveva accompagnato dall\u2019aeroporto al dormitorio, cerc\u00f2 di telefonare per avere informazioni su dove mi sarei dovuto recare e con chi avrei dovuto parlare per ottenere una sistemazione meno indecorosa. Venni a sapere che soltanto l\u2019indomani avrei potuto avere delle informazioni pi\u00f9 dettagliate. Che\u00a0 fare? Accettare quelle condizioni\u00a0 che mi venivano proposte; prendere una camera d\u2019albergo, con la consapevolezza che non avevo i soldi per pagarmi un albergo per un numero indefinito di notti; ritornare all\u2019aeroporto e mettermi sul primo aereo per tornarmene a casa.<\/p>\n<p>Ed ecco che, vedendomi perso in quel susseguirsi di strani ed inaspettati avvenimenti, Valeria mi propose di ospitarmi per quelle notti successive a casa dei suoi genitori. Fu come una goccia d\u2019acqua nel deserto.<\/p>\n<p>Mi ricordo che in quelle poche ore avevo vissuto un turbine di emozioni diverse; dalla gioia e dalla sicurezza della mia partenza, all\u2019incomprensione totale di ci\u00f2 che mi stava accadendo. Tutto un susseguirsi di emozioni che hanno reso quei momenti per me indimenticabili: la perdita, la tensione, la curiosit\u00e0, la delusione, la rassegnazione. Sarei voluto tornare indietro e dimenticarmi di tutto quello che avevo vissuto in quelle poche ore dal mio arrivo. Volevo cambiare la mia vita in meglio e mi ritrovai solo, senza sapere dove.<\/p>\n<p>Fu la mia prima esperienza in cui capii che nulla mi era dovuto nella vita. Compresi che per ottenere qualcosa dovevo ricominciare da zero, da quella camera maleodorante e piena di polvere, da quei bagni e da quelle docce. Io ero uno di quelle decine di ragazzi che come me erano venuti da ogni parte della Russia, dall&#8217;Europa, dalla Siria, dalla Corea, dalla Cina, per studiare ed avere la possibilit\u00e0 di credere in un futuro migliore. Ero\u00a0 consapevole del fatto che mi sarei dovuto rimboccare le maniche per rendere vivibile la mia permanenza in Russia durante quei tre mesi. \u00a0Erano soltanto tre mesi che avrei dovuto vivere appieno, non avevo altra scelta se non reagire.<\/p>\n<p>E fu cos\u00ec che iniziarono i miei primi giorni in Russia; mesi difficili, nuovi, ma nonostante tutto ricchi di speranze e di gioia. Quelli sono stati mesi di ricerca, mesi in cui riuscii a consolidare l\u2019importanza delle mie scelte; scelte che avrebbero da l\u00ec a poco definitivamente cambiato la mia vita. Scelte che mi avrebbero aiutato a diventare un uomo diverso. Scelte di cui tutt\u2019oggi ne sto pagando le conseguenze, menomale e purtroppo.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">***<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">( <strong>Antonio Villani<\/strong> )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attore alle origini LE ORIGINI Originario di Castellabate, \u00a0un piccolo paese costiero nella provincia di Salerno,\u00a0sul mar Tirreno, a 20 km a sud di Paestum; antica citt\u00e0 della Magna Grecia, situata alle porte occidentali del Parco nazionale del Cilento. &#8220;Non potr\u00f2 mai essere un uomo di periferia, perch\u00e9 io sono il centro del mia esistenza&#8221; &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"http:\/\/antoniovillani.ru\/it\/%d0%b1%d0%b8%d0%be%d0%b3%d1%80%d0%b0%d1%84%d0%b8%d1%8f-%d0%b0%d0%ba%d1%82%d0%b5%d1%80%d0%b0\/\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Biografia Antonio Villani&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":2363,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/antoniovillani.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2359"}],"collection":[{"href":"http:\/\/antoniovillani.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/antoniovillani.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/antoniovillani.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/antoniovillani.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2359"}],"version-history":[{"count":42,"href":"http:\/\/antoniovillani.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2359\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2425,"href":"http:\/\/antoniovillani.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2359\/revisions\/2425"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/antoniovillani.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2363"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/antoniovillani.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2359"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}